Jacob Cohën.

Tutti la chiamano la gioielleria.

È una stanza larga, luminosa, parecchio piena, dove i tesori sono brillanti e piccoli e sembrano non finire mai: cassetti di bottoni smaltati con finiture a prova di microscopio e poi rivetti a mucchi, fino al tappeto colorato di etichette in cavallino che si stende davanti all’uscita. Hanno le lettere montate in modo artigianale, a una a una, così anche il nome del brand diventa elastico e non compromette nemmeno in un angolo minuscolo la vestibilità dei capi.

Nel 1985 era stato il veneto Tato Bardelle a decidere che era ora di inventarsi un jeans di lusso.Le lane arrivano da Biella, Lanificio Barbera, i cotoni sono tutti italiani, le sete e tutti gli altri materiali sono nobili e puri. Lo stesso vale per la manifattura, completamente veneta e attenta ad ogni minimo dettaglio.

“Vai a dormire con un sogno, ma svegliati con uno scopo.,,

Jacon cohen 1.jpg

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